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“Nell'Eucarestia la medicina alla nostra memoria malata di frenesia”

“Nell’Eucarestia la medicina alla nostra memoria malata di frenesia”

“Nel pane di vita il Signore viene a visitarci facendosi cibo umile che con amore guarisce la nostra memoria, malata di frenesia. Perché l’Eucaristia è il memoriale dell’amore di Dio”. Papa Francesco presiede sul sagrato della basilica lateranense la Santa Messa nella Solennità del Corpus Domini. In una piazza gremite di fedeli, romani e pellegrini, il Pontefice, prendendo spunto dalle letture proposte dalla liturgia odierna, ripercorrendo uno dei temi centrali di questa particolare festività, la memoria, Bergoglio sottolinea come l’Eucarestia unisca i credenti in un unico corpo, donando a ciascun figlio una “memoria grata e paziente” perché “ci riconosciamo figli amati e sfamati dal Padre“, che ci è sempre vicino, anche nel dolore.

Una celebrazione “spostata”

Per la prima volta, quest’anno la festività del Corpus Domini, per volere dello stesso Bergoglio, si celebra di domenica. “Il motivo dello spostamento – spiega il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Greg Burke – sta nel fatto che la festa del Corpus Domini cade in un giorno feriale”: spostare, quindi, la festività liturgica dal giovedì alla domenica intende “favorire una partecipazione più ampia dei fedeli”.

Ricordare è essenziale per la fede

Citando la liturgia della Parola odierna, Francesco fa notare come in questa solennità “del Corpus Domini torni più volte il tema della memoria“. Se nell’Antico Testamento Mosè dice al popolo eletto: “Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere. Non dimenticare il Signore”, Gesù dice a noi: “Fate questo in memoria di me”. Quello che nel Vangelo di Giovanni viene chiamato col nome di “pane vivo, disceso dal cielo”, prosegue il Papa, “è il sacramento della memoria che ci ricorda, in modo reale e tangibile, la storia d’amore di Dio per noi”. “Ricordati, dice oggi la Parola divina a ciascuno di noi”, aggiunge il Pontefice. Infatti, è proprio dal ricordo delle opere compiute dal Signore che ha origine la forza del “cammino del popolo nel deserto”. Di conseguenza, “nel ricordo di quanto il Signore ha fatto per noi si fonda la nostra personale storia di salvezza“. “Ricordare è essenziale per la fede, come l’acqua per una pianta”. Infatti, come la piante non può restare in vita senza l’acqua, “così la fede se non si disseta alla memoria di quanto il Signore ha fatto per noi”.

Ri-cordare, ovvero portare nel cuore

Il Papa sostiene che “la memoria è importante, perché ci permette di rimanere nell’amore“. Ri-cordare, afferma, significa proprio “portare nel cuore”, cioè “non dimenticare chi ci ama e chi siamo chiamati ad amare”. Una facoltà unica, donataci dal Signore, che al giorno d’oggi è “piuttosto indebolita”. Siamo immersi nella frenesia, fa notare il Pontefice, e in questa situazione “tante persone e tanti fatti sembrano scivolarci addosso. Si gira pagina in fretta, voraci di novità ma poveri di ricordi“. I ricordi vengono “bruciati”, si vive l’istante rischiando “di restare in superficie, nel flusso delle cose che succedono, senza andare in profondità”, tralasciando “quello spessore che ci ricorda chi siamo e dove andiamo”. In questo modo, la nostra vita “esteriore diventa frammentata“, mentre quella “interiore inerte”.

La medicina alla “memoria malata”

Inoltre, la solennità odierna “ci ricorda che nella frammentazione della vita il Signore ci viene incontro con una fragilità amorevole, che è l’Eucaristia”. Ed è proprio in questo “pane di vita” che Dio ci fa visita “facendosi cibo umile che con amore guarisce la nostra memoria, malata di frenesia“. E questo perché “l’Eucaristia è il memoriale dell’amore di Dio”. Sull’altare si fa memoria “dell’amore di Dio per noi”, che è per noi “forza e sostegno” del nostro cammino. Ecco, allora, aggiunge il Papa, il motivo per cui “ci fa tanto bene il memoriale eucaristico”: esso “non è una memoria astratta, fredda e nozionistica”, ma “vivente e consolante”. Nell’ostia consacrata “c’è tutto il gusto delle parole e dei gesti di Gesù, il sapore della sua Pasqua, la fragranza del suo Spirito”. Ricevendola, prosegue, “si imprime nel nostro cuore la certezza di essere amati da Lui“.

Memoria grata, libera e paziente

L’Eucaristia, sottolinea Bergoglio, “forma in noi una memoria grata, libera e paziente“. Grata “perché ci riconosciamo figli amati e sfamati dal Padre”, “libera perché l’amore di Gesù, il suo perdono, risana le ferite del passato e pacifica il ricordo dei torti subiti e inflitti”. Ma anche “paziente, perché nelle avversità sappiamo che lo Spirito di Gesù rimane in noi”. Infatti, “anche nel cammino più accidentato non siamo soli, il Signore non si scorda di noi e ogni volta che andiamo da Lui ci ristora con amore”.

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Non individui ma un solo corpo

Inoltre, prosegue il Papa, il Sacramento dell’Eucaristia “ci ricorda che non siamo individui, ma un corpo“. Facendo notare una certa somiglianza simbolica tra il pane consacrato e la manna caduta dal cielo durante il viaggio del popolo d’Israele nel deserto, il Pontefice afferma:”L’Eucaristia non è un sacramento ‘per me’, è il sacramento di molti che formano un solo corpo”. E citando San Paolo (cfr. 1Cor 10,17), conclude: “L’Eucaristia è il sacramento dell’unità. Chi la accoglie non può che essere artefice di unità, perché nasce in lui, nel suo ‘dna spirituale‘, la costruzione dell’unità”. Quindi, una preghiera affinchè l’Eucarestia “ci guarisca dall’ambizione di prevalere sugli altri, dall’ingordigia di accaparrare per sé, dal fomentare dissensi e spargere critiche; susciti la gioia di amarci senza rivalità, invidie e chiacchiere maldicenti“.

 

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