martedì , marzo 26 2019
Home / Medicina Oggi / Nuova Pescara, "la medicina peggiore della malattia da curare"
Nuova Pescara, "la medicina peggiore della malattia da curare"

Nuova Pescara, "la medicina peggiore della malattia da curare"

“Qual è l’impatto della “Nuova Pescara” sulle aspettative delle aree interne limitrofe alla città? Si deve scongiurare che le comunità di Montesilvano e Spoltore e le loro rappresentanze istituzionali siano indotte ad attribuire a Pescara una visione “annessionista”, preoccupate dal rischio di emarginazione e di vedersi negata una maggiore e diversa considerazione delle proprie vocazioni? Esistono modalità alternative alla fusione di Comuni per la valorizzazione del ruolo di Pescara nel contesto regionale e nazionale?” Le domande di Paolo Campea Ex dirigente Provincia di Pescara, spunti di riflessione in momento topico per i tre Comuni.

Si legge in una nota: “Sono quesiti pressocchè inesistenti nel dibattito politico, tutto centrato su di una visione ragioneristica dei (temporanei) benefit finanziari della fusione, recitati come un mantra dai sostenitori della “Nuova Pescara”, a fronte della quale si contrappone, da parte dei suoi oppositori, una polemica neanche tanto velatamente costruita su mere logiche di campanile.” “Vi è, a ben vedere,- prosegue – un’esigenza comune che attraversa i due schieramenti che si sono confrontati alle urne: il persistente bisogno di semplificazione politico-amministrativa per migliorare l’efficacia dell’azione degli enti a più immediato contatto col cittadino e l’esigenza di un nuovo ruolo di Pescara e del suo hinterland come fattore di traino dell’economia regionale.”

E chiosa: “Il problema è che, come sempre accade nella politica italiana e regionale, la medicina che si vuol somministrare rischia di essere peggiore della (presunta) malattia da curare. Innanzitutto lo strumento: va ricordato infatti che la “fusione” fu introdotta dal legislatore nazionale per favorire la riduzione della smisurata parcellizzazione del territorio in piccoli e piccolissimi Comuni, al fine di conseguire livelli accettabili di economie di scala nella gestione di servizi per le collettività interessate, non certo per promuovere la fondazione di nuove micrometropoli per assecondare la bulimia di qualche politico locale.”

Sul referendum sottolinea: “Poi, non si sono valutate per tempo le conseguenze sugli altri due Comuni interessati. Il referendum sulla “Nuova Pescara” da una parte diede luogo ad una vittoria del SI determinata di fatto dal maggior peso demografico di Pescara, pari al 64,5% del corpo elettorale ed al 65,1% dei votanti, legata al messaggio vellicante per la sola opinione pubblica pescarese, e dall’altra si caratterizzò come fattore fortemente divisivo nelle comunità dei Comuni di Montesilvano e Spoltore. Non a caso i rispettivi Consigli comunali oggi si oppongono alla fusione in ragione della mancata concertazione, creando un evidente impasse nell’esame della proposta di legge regionale, con emendamenti per dilazionarne sine die l’applicazione.”

Fa notare: “La questione da porre al centro della riflessione di tutti i soggetti politico-istituzionali e sociali in campo è individuare strategie alternative sul ruolo della città nella regione e nell’area euromediterranea, sulla base di una visione inclusiva nei rapporti istituzionali con l’hinterland, per la valorizzazione delle differenze e le relative vocazioni territoriali, intese quali risorse e non pesi, mantenendo e non sopprimendo gli organi di rappresentanza democratica delle relative comunità come fattore di coesione sociale, costruendo modelli organizzativi modulati su di esse e non imponendo quello del Comune più grande. Si ripropone con forza il ruolo di un “ente intermedio” tra i Comuni, la Regione e lo Stato. Non certo la “vecchia” Provincia, di cui certo non si sente la necessità stante il suo stato comatoso e senza futuro, ma un nuovo soggetto legato al territorio, più aderente alle sue caratteristiche storico-economiche per come sono venute a consolidarsi nel secolo scorso. “

“Una vera “Area vasta”, insomma.”

“Sarebbero nuove aggregazioni funzionali, trasversali alle attuali Province, fatte di “reti” tra Comuni dell’area metropolitana Chieti-Pescara capaci di integrare, con accordi di programma e convenzioni, le programmazioni territoriali e la gestione dei relativi servizi pubblici. Sarebbe una risposta la cui flessibilità darebbe migliori garanzie per la valorizzazione della capacità attrattiva dell’intero comprensorio, sedimentatasi nel tempo attraverso flussi demografici, fenomeni di inurbamento, sviluppo di attività economiche e qualificati servizi di pubblica utilità.

Dice Campea, “Occorre avere il coraggio del “pensiero lungo” e inquadrare i destini della nuova dimensione di area vasta nella strategia comunitaria “Europa 2020”, nel solco di esperienze già in stato avanzato in Italia, come quella del Comune di Ancona con la costituzione della “Area Metropolitana del Medio Adriatico”, quale parte costituente dell’area transnazionale della “Macroregione Adriatico-Jonica”.”

“La nuova area vasta, più che una “Nuova Pescara”, offre un’opportunità da cogliere appieno, immaginando una sua possibile identificazione nell’integrazione dei territori con popolazioni che già gravitano sugli assi fondamentali della rete del trasporto pubblico/privato est-ovest e nord-sud, la cui riorganizzazione su nuove direttrici di governo della mobilità, degli insediamenti urbani e della tutela ambientale si impone con forza e con ineludibile urgenza.”

Conclude:”Del resto, certamente non si predicherebbe nel deserto: l’area vasta Chieti-Pescara si sta già imponendo nel tessuto socio-economico con i processi aggregativi già sostanzialmente completati dalle Associazioni imprenditoriali e dalle Camere di Commercio, con un approccio del tutto innovativo per concorrere ad affrontare il tema del governo di materie e fenomeni sociali ed economici di grande impatto e complessità, decisivi per il futuro del comprensorio e finanche del sistema-Paese, riguardanti il sistema urbano metropolitano con determinate caratteristiche e dinamiche demografiche, declinato sotto i suoi molteplici aspetti: insediativo, ecologico-ambientale, infrastrutturale, produttivo, energetico e turistico/culturale”.

Leggi Anche

‘Camminata della salute’: appuntamento il 31 marzo alle Colonie Padane

L’Ats della Val Padana promuove la Camminata della Salute, che si terrà il 31 marzo, …