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Omicidio Vangeli: l'ambiente degradato, la paternità incerta e le false testimonianze dell'ex fidanzata

Omicidio Vangeli: l’ambiente degradato, la paternità incerta e le false testimonianze dell’ex fidanzata

Una vicenda che non può lasciare  indifferenti. La storia di Francesco Vangeli, ripercorsa ieri mattina dagli inquirenti, dopo l’arresto di Antonio Prostamo, presenta dei dettagli e dei contorni emblematici della cultura mafiosa. Sotto la lente, la storia d’amore con Alessia Pesce e la paternità di una figlia, in grembo alla giovane lo scorso 10 ottobre. Oggi quella bambina è nata e la madre ha deciso di andare a vivere con il giovane accusato di essere il killer del 26enne di Scaliti. Tra i due i rapporti erano divenuti subito burrascosi: “Ti faccio sciogliere”, “Vieni che ci scanniamo”, “Qualsiasi cosa farai sarò alle tue spalle”sono soltanto alcune delle minacce pronunciate all’indirizzo di Vangeli.

Minacce che, per confessione della madre del giovane, sono avvenute anche per telefono. Ma nell’inchiesta che è stata chiusa ieri dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri, c’è anche altro: nelle 240 pagine di ordinanza che costituiscono il primo step verso l’accertamento complessivo della verità, emerge come la ragazza fosse effettivamente contesa dai due uomini che avevano intessuto con lei relazioni sentimentali contemporaneamente.

Poi, verosimilmente, il rapporto con Vangeli era peggiorato e Prostamo si era detto pronto a fare da “salvatore” della donna. Prova ne sarebbe stata che in una circostanza, la vittima avrebbe accompagnato la giovane a Mileto nell’abitazione di Prostamo, al tempo ai domiciliari, dopo una lunga discussione. Proprio a quella sera risalirebbe il rapporto sessuale decisivo per la sorte di Vangeli e quella paternità incerta che gli è costata la vita. Dalle tracce audio della giovane, tuttavia, emergerebbe che il bambino sarebbe da attribuire sul piano biologico a Vangeli ma, data la promiscuità sessuale della sua compagna e le pressioni della sua famiglia che avrebbe preferito si legasse a Prostamo, la giovane avrebbe sempre teso a legittimare l’arrestato come padre naturale.

“Questo aspetto  – hanno detto i magistrati nel corso della conferenza stampa – evidenzia come quella fosse una famiglia di ‘ndrangheta, vale a dire, l’affermazione del diritto di proprietà sulle persone”.

Ci sono poi altri dettagli inquietanti. La sera in cui scomparve Francesco Vangeli, la ragazza avrebbe contattato Prostamo per sapere dove fosse scomparso. Ad Alessia Pesce, gli investigatori contestano di aver reso false dichiarazioni o taciuto in tutto o in parte ciò che sapeva intorno ai fatti sui quali veniva sentita. Nello specifico, avrebbe raccontato che nell’agosto 2018 tra lei e la vittima non vi sarebbero stati rapporti sessuali, nè che aveva subito maltrattamenti da Prostamo. Dato non veritiero stando alle intercettazioni.

Fausto Signoretta e Alessio Porretta sono accusati invece di aver aiutato Antonio e Giuseppe Prostamo ad eludere le indagini omettendo di riferire quanto a loro conoscenza in ordine all’omicidio di Francesco Domenico Vangeli. Porretta, in particolare, “pur consapevole – scrivono gli investigatori – del destino cui andava incontro il suo amico, si era recato insieme a lui a San Giovanni di Mileto presso l’immobile dei Prostamo”.

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