lunedì , maggio 27 2019
Home / Vita di Coppia / Ostia, omicidio dietro un falso incontro di sesso: coppia diabolica a processo
Ostia, omicidio dietro un falso incontro di sesso: coppia diabolica a processo

Ostia, omicidio dietro un falso incontro di sesso: coppia diabolica a processo

Ostia – Lei su un sito di incontri gli ha fatto credere di essere disposta ad un incontro di sesso. In realtà sarebbe stata d’accordo con suo marito per aggredire il credulone e rapinarlo. L’aggressione, però, è degenerata e l’aspirante amante è morto. Per questo, secondo la magistratura romana, la coppia diabolica meriterebbe 15 anni di carcere l’uomo e 5 la donna.

Sarebbe andata così secondo il pm Marcello Cascini della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma dove si celebra il processo contro Naomi Caruso ed il marito Niko Caldiero, entrambi di 21 anni. I fatti si riferiscono alla giornata dell’8 ottobre 2017 allorquando, secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori, in un sito di incontri “Lei ha teso l’inganno fingendo un incontro romantico. E lui, per rapinarlo, lo ha ucciso“. La contestazione penale per entrambi è di rapina in concorso, per Niko Caldiero anche di omicidio preterintenzionale.

Tutta la vicenda rischiava di restare nell’ombra e per questo anche impunita. L’arresto della coppia, infatti, è avvenuto a maggio 2018 ovvero sette mesi dopo il fatto. La vittima, il bengalese Milon Sayal di 33 anni, quell’8 ottobre dell’anno prima era stato raccolto dal personale di un’ambulanza in stato di incoscienza in via Enea Picchio. A causa della commozione cerebrale riscontrata dai medici del pronto soccorso del “Grassi”, l’asiatico era morto il giorno dopo.

Solo lo scrupolo del pm Cascini, che ha accolto i dubbi del fratello di Milon, Shahin Ahamed, circa l’ipotesi della morte accidentale, ha consentito di scoprire cosa era successo. La vittima non frequentava Ostia e indosso i soccorritori non gli avevano trovato nè il suo cellulare, un iPhone, nè soprattutto i mille euro con i quali quello stesso giorno Milon avrebbe dovuto pagare l’affitto dell’appartamento nel quale abitava nel quartiere di San Giovanni.

Mentre l’autopsia confermava la morte per conseguenza di un’emorragia cerebrale, studiando il traffico telefonico ed il successivo tracciato degli spostamenti del cellulare di Sayal, si è iniziato a svelare il disegno criminale.

Stando alla ricostruzione degli inquirenti, era stata Naomi ad allettare il bengalese con la promessa di un appuntamento. Era così che agganciava gli uomini in chat, per poi rapinarli o ricattarli, sola o spalleggiata dal marito. Milon e Noemi si sarebbero dovuti vedere in via Enea Picchio. Ma ad aspettarlo, a sua insaputa, il giovane bengalese ha trovato Niko Caldiero, che fingendosi un passante gli ha sferrato il pugno in faccia mortale per derubarlo. Un colpo secco che avrebbe dovuto tramortire la vittima e che invece, considerata la violenza, lo aveva sbattuto sul marciapiede, uccidendolo nel giro di ventiquattro ore. Prima di scappare, il rapinatore avrebbe sfilato alla vittima in fin di vita il cellulare e il portafogli con i mille euro.

Le telefonate fatte e ricevute dall’utenza cellulare di Milon con i movimenti del telefonino successivi al fatto, evidentemente ceduto ad altre persone, hanno portato gli investigatori del commissariato Lido della Polizia di Stato, a indagare Naomi e Niko. I quali, non solo non sarebbero riusciti a spiegare i loro rapporti con la vittima ma, soprattutto, si sarebbero traditi nel corso di un’intercettazione avvenuta nella sala d’attesa del commissariato di Ostia. Un articolo de Il Messaggero, a firma di Adelaide Pierucci, ricostruisce quella conversazione portata come elemento di prova in tribunale. “Prenditi tu la responsabilità” suggeriva lui alla moglie, “Io ho precedenti penali. Mi becco una condanna pesante“. “Ok“, concordava lei, “ma il pugno forte glielo hai dato tu“.

Indagando sui traffici degli sposi sarebbe anche emerso che Caldiero aveva già rapinato un altro malcapitato con un pugno in faccia, facendogli perdere i sensi a terra. Mentre la moglie via chat aveva agganciato un uomo sposato per poi taglieggiarlo: “Se non paghi, dico tutto a tua moglie“.

Il pm ha chiesto una condanna di 15 anni di reclusione per lui e di 5 anni per lei.

Leggi Anche

"IXa FESTA DIOCESANA DELLA FAMIGLIA E DEI FIDANZATI" al Gattarella Resort

"IXa FESTA DIOCESANA DELLA FAMIGLIA E DEI FIDANZATI" al Gattarella Resort

Domani 28 aprile a Vieste presso la struttura recettiva “Gattarella Resort” si terrà la IXa …