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Parcheggio selvaggio: quando è lecito?

Parcheggio selvaggio: quando è lecito?

Parcheggio: cosa dice il codice della strada? Cos’è il parcheggio selvaggio e com’è punito? Quando è consentito parcheggiare violando le regole?

Ogni automobile o altra vettura può sostare su strada solamente negli appositi spazi adibiti a ciò; detto in parole più semplici, non si può parcheggiare ovunque si voglia, ma soltanto ove è consentito. Purtroppo, le più comuni regole del codice della strada soccombono davanti al groviglio di auto, moto e veicoli vari che lottano quotidianamente nelle città per accaparrarsi un posto dove parcheggiare (se possibile all’ombra, in estate). Devi sapere, però, che talvolta è possibile derogare alle comuni norme stradali; in particolare: quando è lecito il parcheggio selvaggio?

Ti sembrerà strano, ma parcheggiare in doppia fila o, comunque, senza rispettare rigorosamente le regole del codice della strada, è talvolta possibile. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, allora ti consiglio di proseguire nella lettura: ti spiegherò il parcheggio selvaggio quando è lecito.

Parcheggio selvaggio: cos’è?

Ovviamente, il fenomeno tristemente noto del parcheggio selvaggio non trova una disciplina specifica nella legge. In altre parole, nel Codice della strada non troverai mai un riferimento al parcheggio selvaggio bensì, più in generale, alla disciplina del posteggio dei veicoli.

In gergo, dunque, per parcheggio selvaggio si intende l’abitudine di molti utenti della strada a non rispettare le norme e di mettere in sosta i propri veicoli ove non si dovrebbe, tipo in doppia fila, sulle strisce pedonali, in curva, davanti ai cassonetti dell’immondizia, al di fuori delle strisce, ecc.

Parcheggio: cosa dice il Codice della strada?

Vediamo cosa dice la legge a proposito dei parcheggi. Dove si può lasciare il proprio veicolo? Ebbene, non ogni area può essere adibita allo stallo delle macchine: la regola dice che i parcheggi debbano essere ubicati fuori della carreggiata e comunque in modo che i veicoli in sosta non ostacolino lo scorrimento del traffico.

Le aree adibite al parcheggio delle autovetture sono identificate da una segnaletica verticale e da una orizzontale: la prima consiste nel cartello rettangolare a sfondo blu che indica, con una grande “P” bianca, la presenza del parcheggio; la seconda, invece, nelle strisce disegnate sull’asfalto ad indicare i posti auto [1].

La delimitazione delle aree di sosta è effettuata mediante alcune strisce tracciate sul pavimento della  larghezza di dodici centimetri che formano un rettangolo. I colori delle strisce che delimitano le aree di sosta sono:

bianco per le aree libere;
azzurro per quelle a pagamento;
giallo per gli stalli di sosta riservati (pensa al parcheggio riservato agli invalidi oppure ai mezzi pubblici) [2].
Parcheggio selvaggio: cosa succede?

È chiaro che il parcheggio selvaggio costituisce, di norma, un illecito: non rispettare gli stalli adibiti alla sosta significa commettere un’infrazione che è sanzionabile con una multa e con la perdita dei punti sulla patente.

Non esiste una sanzione unica per il parcheggio selvaggio, in quanto dipende dal tipo di violazione concretamente posta in essere: una cosa è parcheggiare in doppia fila, altra è parcheggiare nelle strisce gialle, cioè nei posti riservati, altra ancora è sostare non rispettando di poco la segnaletica orizzontale.

Ad esempio, la sosta in doppia fila è punita dal Codice della strada [3] con una sanzione amministrativa da 24 a 97 euro per i ciclomotori e i motoveicoli a due ruote e da 41 a 168 euro per i restanti veicoli, con facoltà per la polizia di procedere alla rimozione forzata qualora la sosta vietata costituisca pericolo o grave intralcio alla circolazione.

Parcheggio selvaggio: quando è reato?

In casi eccezionali, il parcheggio selvaggio può perfino costituire il reato di violenza privata [4]. Secondo la giurisprudenza [5], è perseguibile penalmente il comportamento del soggetto che, parcheggiando in doppia fila ovvero in altra posizione, blocchi la manovra alle altre autovetture regolarmente parcheggiate o comunque impedisca l’accesso o l’uscita ad altri autoveicoli.

Addirittura, c’è il rischio che si configuri il reato di interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessità [6], nell’ipotesi in cui il parcheggio selvaggio ostacoli il passaggio di un pullman che svolge pubblico servizio di linea oppure di un’ambulanza.

Quando è consentito il parcheggio selvaggio?

Eccezionalmente, la legge consente il parcheggio selvaggio; in altre parole, potrebbero esserci dei casi in cui il mancato rispetto della normativa stradale possa essere tollerato e, quindi, non punito.

In buona sostanza, si tratta dei casi di necessità, in cui il conducente del veicolo è costretto a violare il codice della strada (e, nel nostro caso, a parcheggiare selvaggiamente, ad esempio negli stalli gialli o in doppia fila) per salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona [7].

Ad esempio, se colui che si trova alla guida di un veicolo ha a bordo con sé una persona che ha urgente bisogno di cure, potrà fermarsi in doppia fila se deve recarsi con urgenza in farmacia oppure presso la guardia medica per chiamare un dottore.

Un altro esempio è quello di chi abbandona la propria auto in un posto non adibito al parcheggio perché deve mettersi immediatamente al riparo: pensa a chi lascia l’automobile nel bel mezzo del traffico perché un malintenzionato lo minaccia brandendo un’arma, oppure perché si sta avvicinando un forte tifone per cui tutti escono dalle auto e le lasciano lì dove sono per ripararsi in qualche locale.

Insomma: perché il parcheggio selvaggio non costituisca illecito occorre una causa giustificativa della propria condotta, causa che deve essere rinvenuta nel superiore interesse a salvaguardale l’incolumità propria o di un’altra persona.

note

[1] Art. 137 del regolamento di attuazione al codice della strada.

[2] Art. 139 del regolamento di attuazione al codice della strada.

[3] Art. 158 codice della strada.

[4] Art. 610 cod. pen.

[5] Cass., sent. n. 24614 del 4 luglio 2005.

[6] Art. 340 cod. pen.

[7] Art. 54 cod. pen.

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