lunedì , luglio 15 2019
Home / Viaggiare / Plácido Domingo ricorda Zeffirelli: “Una volta sul set si infuriò e chiese una pausa sigaretta. Tornò dopo due giorni”
Plácido Domingo ricorda Zeffirelli: “Una volta sul set si infuriò e chiese una pausa sigaretta. Tornò dopo due giorni”

Plácido Domingo ricorda Zeffirelli: “Una volta sul set si infuriò e chiese una pausa sigaretta. Tornò dopo due giorni”

“Ci eravamo conosciuti alla Scala nel ’69: io, ventottenne, debuttavo in quel  teatro con Ernani di Verdi diretta da Antonino Viotto e Franco, già celebre, venne a salutarci. Poi ci ritrovammo sempre alla Scala a lavorare insieme per Il Ballo in maschera qualche anno dopo, nel ’72. Ricordo che aveva voluto delle scene sontuose di Renzo Mongiardino e i costumi di Enrico Job fantastici ma pesanti. Io cantavo Riccardo, l’ingenuo eroe protagonista, e faticavo a indossarli. ‘Sei un bel ragazzo ma devi dimagrire’, mi ripeteva Franco, ma feci prima a convincere Job ad allargarmi il giustacuore in modo da respirar meglio. Però da allora che dovevo dimagrire era diventato un po’ lo scherzo fra di noi”.
Ci voleva Plácido Domingo, ironico, generoso, lucido per far venire il sorriso e un po’ di magone mentre parla di Franco Zeffirelli. È in viaggio da Dresda a Lubjana e al telefono la sua bella voce da star dei tenori e baritoni si carica di tenerezza: “Stasera in quella città, da direttore d’orchestra, dirigo un concerto con la Filarmonica Slovena, il Requiem di Mozart. L’avevo pensato per Kleiber tanto legato al paese della moglie, ma ora sarà una doppia dedica a Carlos e a Franco, amico sincero e non solo il regista con cui ho lavorato di più, sempre per spettacoli importanti  e in ben quattro film”. Cinquant’anni di storia artistica che Domingo ripercorrerà all’Arena di Verona dal 28 luglio condividendoli proprio con il ricordo di Zeffirelli.

Il film più celebre che avete fatto insieme è Traviata del 1982, lei l’aitante Alfredo che faceva innamorare Violetta-Teresa Stratas: un successo planetario.
“E pensare che io avevo già 41 anni, un po’ in là per Alfredo, di solito più giovane. Glielo dissi, ma Zeffirelli mi replicò: ‘Quello che deva passare allo spettatore non è l’immagine del giovane belloccio, ma quella dell’uomo del destino, l’uomo che ti cambia la vita’. E penso sia stata proprio quella, la forza in più del mio Alfredo, l’immagine dell’amore che ti stravolge per sempre. Qualcosa del genere successe anche con Otello che però avevamo già fatto in teatro, alla Scala nel ’76 quando ci fu anche la prima diretta tv con la Rai. Non dovevo solo cantare Otello, ma recitarlo. Dissero che quell’Otello coglieva l’animo inquieto e insieme la forza ossessiva del suo sentimento d’amore“.

Come era lavorare con Zeffirelli, meglio il palcoscenico o il set?
“Uguale perché faceva spettacoli grandiosi come fossero film. In fondo il suo linguaggio teatrale era molto cinematografico. Sul set lui era uno tranquillo. Solo una volta mentre registravamo Carmen si infuriò, urlò ‘pausa sigaretta‘ e se ne andò. Tornò due giorni dopo. ‘Un po’ lunga, Franco, la tua sigaretta‘ gli dissi, lui si mise a ridere e finì lì. Girare i film con lui era piacevole anche perché Franco voleva che io e la mia famiglia fossimo suoi ospiti nella bella villa sull’Appia, un vero paradiso che si era costruito in 40 anni di lavoro. L’ultima volta è stato tre anni fa, nel 2016. Gli facemmo una sorpresa, mangiammo lì tutti insieme“.

Da sinistra in senso orario: Placido Domingo, Franco Zeffirelli, Ines Salazar, Francesco Ernani del Teatro dell’Opera e Luciano Pavarotti nel 2000

Il ricordo più caro?
“Le telefonate ai compleanni, perché siamo tutti e due dell’acquario, io il 21 gennaio e lui il 12 febbraio. Giocavamo sulla fratellanza. E poi gli spettacoli. La Carmen di Vienna, diretta da Carlos Kleiber nel 1978, che registrammo anche per la versione filmata, prima del film vero e proprio che feci con Rosi. E poi alla Scala, Cavalleria Rusticana e Pagliacci nell’81 con Georges Pretre sul podio, anch’essi ripresi in un film, la Tosca del Metropolitan nel 1985, e soprattutto Turandot sempre al Met nell’86 che poi rifacemmo in una produzione dell’Arena di Verona anche per l’inaugurazione dell’Opera di Muscat in Oman nel 2011. Io in quel caso direttore d’orchestra e Franco regista. Fece il viaggio e venne anche lui prendersi gli applausi”.

Gli americani dicono di lui che era un regista col gusto dell’eccesso: secondo lei?
“Per me era un regista all’avanguardia, moderno e sa perché? Perché nei suoi lavori c’è la verità del teatro e credo che in tanti si sono ispirati a lui. Mia moglie Marta è diventata regista anche vedendo i lavori di Franco. La sua morte è un momento triste, ma noi dobbiamo celebrare la sua lunga vita, straordinaria soprattutto per noi a cui lascia tante meraviglie”.

Leggi Anche

“Miss Italia” cerca rete, la Fox ci prova

“Miss Italia” cerca rete, la Fox ci prova

Sebbene siano trascorsi diversi anni e forse l’idea di bellezza sia cambiata nel corso del …