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Riecco Romano Fenati, in pista nessuno è un santo

Riecco Romano Fenati, in pista nessuno è un santo

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Romano Fenati, 23 anni, nella cattedrale di Sant’Emidio. Micalizzi

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“State arrivando? Sono in ferramenta“.

È lì che ci accoglie, tra un cliente e l’altro perché, come precisa mamma Sabrina, “si sveglia tutte le mattine e senza dire nulla viene a darci una mano”. Romano è così: genuino, senza fronzoli, dal carattere fumantino ma con un cuore d’oro.

“Sull’orario non sono affidabile, ma sulla parola data sì”, chiarisce lui. Gli è sempre bastata una stretta di mano per correre, anche ad alti livelli: “Con Stefano Bedon (team manager) l’anno scorso ho firmato a febbraio, quando gli altri lo fanno prima, ad agosto.

Tra noi c’è fiducia estrema”. E poi c’è Ascoli.

Non solo città di nascita, ma luogo dell’anima che non lascerebbe mai: “Qui ho quello che mi serve. In dieci minuti a piedi c’è tutta la mia vita”.

Se dovessi trasferirti a Milano? lo punzecchiamo: “Mi butto dal primo ponte che trovo (scoppia a ridere; ndr). Mi piace viaggiare, ma due-tre giorni.

Dopo una settimana di ferie in Trentino sentivo già la mancanza. Chiamavo mamma per chiederle: come va giù, cosa si dice?”.

Una irrefrenabile nostalgia delle origini che gli è anche costata cara in passato: “Sulla fine del rapporto in Sky VR46 si è parlato tanto. È stata una grande opportunità, ma certe cose non mi andavano bene.

Stare fuori Ascoli per me è impensabile. Non sono attaccato a casa, di più.

Se si può partire il giovedì, preferisco. Era il mio stress maggiore.

È finita in modo plateale, ma in realtà è stato come due fidanzati che si lasciano”.

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Romano Fenati nella ferramenta di famiglia.

Micalizzi

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Romano Fenati in pausa caffè. Micalizzi

tribunale social —
Poi sottolinea quel che non è emerso dai media: “Sono stato sentito in direzione gara, con Manzi, e tutto sembrava tranquillo.

Ci siamo spiegati e stretti la mano, ho chiesto scusa perché il mio, a differenza dei suoi, è stato un gesto plateale. Ho preso due gare di squalifica, che nel calcio sono poche ma nelle moto sono tantissime.

Pensavo fosse finita lì”. E poi cosa è accaduto? “Che tutto il resto, dal togliermi la licenza al licenziamento, come in un domino lo hanno scatenato i social.

Sono una Corte vera e propria, che ha emesso un giudizio molto più velocemente dei tribunali normali e mi ha condannato senza appello. Mi avevano già costruito la bara”.

E come hai vissuto la situazione? “Con totale indifferenza su quello che scriveva la gente. I primi possono dare fastidio, poi vedi che sono tutti e allora ho compreso che non si rendevano conto di quello che stavano facendo.

Ammetto le mie colpe, con l’attenuante dell’adrenalina, ma chi minaccia di morte dal divano non ha adrenalina. Era diventato di moda insultarmi.

Su Instagram una persona, ancora oggi, una volta a settimana mi scrive “merda”. Non gli rispondo neanche”.

Non lo hanno mollato, invece, famiglia e amici di sempre: “Mi hanno fatto una ramanzina, però, che ci stava”.

in team con.

..


E pensare che quest’anno, con MV Agusta, avrebbe dovuto correre in squadra proprio con Manzi: “Anche questo è stato pompato. Non era certo che avrei firmato, perché non ero convinto e anche loro hanno cavalcato l’onda dicendo che non mi avrebbero voluto.

Avrei firmato solo per Mauro Noccioli, che ha fatto la storia del motociclismo. È il Sensei delle corse, uno sciamano della carburazione.

Ma venivo da una stagione difficile e io non parto da casa se non ho la possibilità di vincere, cercavo qualcosa di più affidabile. Corro da quando ho quattro anni per passione.

Mi piace spingermi oltre il limite, sempre. Cerco la sfida, di misurarmi con la velocità in qualsiasi cosa, a motore o no.

Per me è nato tutto per gioco ed è rimasto un gioco. Perché se lo vedo come lavoro è stressante.

Preferisco prenderlo alla leggera, per quanto posso. Se non sono sicuro di salire su una moto competitiva non comincio neanche.

Corro per vincere, non pensando ai punti o al Mondiale”. Un episodio testimonia questa attitudine.

Al GP di Jerez, il 16enne Fenati è davanti a tutti in Moto3, passa al muretto e sulla lavagna legge che il vantaggio è di 2”6: “Per questo ho continuato a spingere”. Si era sbagliato: era di 26 secondi e all’arrivo erano diventati 36.

“Per me a 200 o 300 all’ora è uguale, come andare a piedi”. Infatti si sta allenando, ma in modo diverso dagli altri piloti: “Se vado in moto? No.

Mi alleno in palestra, cosa corro a fare senza competizione? Sulla moto, guido per istinto. Pensa che non so simulare la coordinazione delle mani con i piedi senza stare in sella.

Ma quando salgo è naturale, come respirare”.

motogp? pronto —
Ci spostiamo in centro ad Ascoli, allo storico Caffè Meletti, fra i tavolini del locale che accoglie gli ascolani dal 1907.

“Se ci penso alla MotoGP? Certo”. Se ci arrivasse, gli facciamo notare, gli chiederebbero di scendere a qualche compromesso.

“Se il team vuole uno genuino sì, mi posso adattare. Sennò che faccio, mi rovino? Migliorarsi non vuol dire diventare uno stronzo.

Sull’aspetto professionale, invece, sono pronto a studiare, perché so bene che la preparazione atletica ha altri parametri, ma soprattutto si fa tutto tranne che lavorare sulla moto, dove sono fondamentali l’elettronica e le gomme. Comunque mi ci vedo in MotoGP.

Ho corso con quasi tutti quelli che ci sono oggi e ne ho anche battuti alcuni in passato”. Invece lo aspetta un’altra stagione in Moto3, ma Romano conferma che a lui comunque interessa solo correre: “Non so chi ci correva l’anno scorso e chi si è iscritto quest’anno, a parte Tony Arbolino che sarà mio compagno.

Parto e all’arrivo vediamo chi è arrivato primo”.

negato alla ps —
In camera ha appeso il poster di Muhammad Ali, “però mi piaceva molto Mike Tyson, forse più vicino a me come voglia di vincere“; non ascolta musica trap ma band storiche come Pink Floyd e AC/DC: “Gente intonata, insomma”.

Quando gli chiediamo del suo idolo sulle due ruote ci spiazza: “Max Biaggi!”. Dopo un attimo rivela: “No, dai, è Valentino.

Ha creduto in me, gli devo molto. Può essere simpatico o antipatico, ma a 40 anni è ancora là, che gli vuoi dire?”.

Negato alla PlayStation, per sua stessa ammissione, preferisce giochi più pratici e che hanno a che fare con la velocità: “Sono affascinato dalle macchinine su pista, le slot car. Andavo due sere a settimana a gareggiare con gli amici, porco Giuda, quelle ti bruciano la testa.

Hai cinque minuti e devi fare il massimo dei giri. Conta la media più alta”, mentre a sorpresa snobba le enduro: “Mi piacciono, ma devi pulire la moto e se ti alleni un mese devi starne fermo tre perché ti fai male”.

aspirante papà —
Il nostro incontro si conclude nella meravigliosa Cattedrale di Sant’Emidio – duomo della città di Ascoli –, dove Romano si apre su argomenti più personali: “Il rapporto con la mamma? Di odio e amore, ma perché abbiamo lo stesso carattere”, dice mentre Sabrina si preoccupa per lui: “Non stiamo troppo al freddo, che se si ammala non può prendere gli antibiotici”. Racconta della fidanzata che lavora con i bambini in piscina (“ormai stiamo insieme da tre anni, una cosa seria”), mentre confessa che la prospettiva di diventare genitore lo spaventa: “Non ho mai conosciuto mio padre, per cui vorrei avere un figlio e dargli quello che non ho avuto io.

Però non sono ancora sicuro di poterlo fare”. Fenati, comunque, ha avuto la fortuna di incontrare figure che hanno sopperito a quella paterna.

Come Stefano Bedon, team manager Snipers, che gli è stato vicino in questi mesi e ha lottato per il suo ritorno in pista, o come l’imprenditore Andrea Marinelli, scomparso nel maggio scorso, che era pazzo di Romano: “Il mio primo ultrà. C’era un rapporto tale che mi ha regalato una barca.

La sto mettendo a posto, con lavoretti di bricolage e sto cercando di prendere la patente nautica”. È ora di salutarci e sulla soglia della chiesa ammette: “Sì, sono cattolico.

La Chiesa dovrebbe aiutare di più chi ha bisogno”. Poi ci fa notare sulle case di fronte i segni ancora visibili del terremoto: “È stato orribile, la gente urlava nel caos più assoluto”.

Infine si volta di scatto: “Vedete quel travertino, che forma ha?”, indicando la torre nord del tempio di San Francesco. “Un fallo, sopra la balaustra del campanile!”.

Leggenda vuole che l’insolita scultura sia da attribuire al risentimento dei muratori per il mancato pagamento delle spettanze. Romano Fenati è così, come gli ascolani in tutto e per tutto.

Prendere o lasciare.

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