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Selvaggia Lucarelli: “Mi diverte essere quella che rovina la festa”

Selvaggia Lucarelli: “Mi diverte essere quella che rovina la festa”

«Nella mia vita ho avuto proposte che poche avrebbero rifiutato, ma ho un problema con il potere: mi ammoscia». E’ iniziato così, al teatro Manzoni di Milano, l’ultimo appuntamento del Manzoni Cultura, il format ideato e condotto da Edoardo Sylos Labini  con una scoppiettante intervista  a Selvaggia Lucarelli.

Il format dalla prossima stagione si rinnoverà cambiando nome e si sposterà negli store milanesi di Mondadori. La Lucarelli ha parlato di donne, di figli, di cyebrbullismo, di come è cominciata la sua carriera. E l’ha fatto come sempre a suo modo, senza peli sulla lingua.

Sei opinionista, scrittrice per Rizzoli, scrivi su Il Fatto, dirigi il sito di Rolling Stone, sei una blogger, le tue pagine social hanno centinaia di migliaia di contatti (Facebook 1 milione 234 mila follower, Twitter 839 mila), i tuoi post qualche volta al vetriolo sono i piu’ temuti dai nostri vip. Chi é il tuo avvocato?

 I miei avvocati, vorrai dire… Eh beh, sono abbastanza numerosi…

A quante querele sei arrivata?

In realtà non le ho mai contate, però sai che sono meno di quello che tendenzialmente si crede? Ho molte diffide, mi minacciano, mi dicono “Oh attenta che ti querelo!”, come la Hunziker e la Buongiorno, ma a me le querele non sono ancora arrivate. Persone che vanno fino alla fine sono effettivamente poche, anche perché la maggior parte delle volte si tratta di battute, di sarcasmo…quindi, passato il momento in cui ti brucia, poi mollano… La D’Urso però non molla! E’ un pitbull, sta attaccata alla giugulare…

Hai cominciato la tua carriera nel 1998 a teatro, qual é stato il tuo esordio?

Liolà forse, Pirandello… Avevo cominciato bene, poi mi sono persa negli anni. Ma in realtà io ho cominciato con il teatro non perché avessi il fuoco sacro, la fiamma che ardeva  e volessi fare l’attrice. Ho cominciato con il teatro perché francamente non sapevo proprio cosa volessi fare della mia vita. Quindi l’idea di iscrivermi ad una scuola di recitazione mi sembrava molto bella; ma appena ho iniziato a calcare le tavole dei palcoscenici ho subito capito che non avevo talento. Io sono molto critica: cerco negli altri il difetto, la smagliatura, la crepa, però ho il vantaggio di cercarla anche su di me. Quindi ho realizzato subito che ero mediamente brava ma non talentuosa. Vedendo anche altri talenti che recitavano con me – ho fatto anche spettacoli con la Mazzamauro, con Maria Paiato, insomma attrici veramente di livello ho detto: “Io non posso essere quella mediocre nel gruppo!”. Forse ho sbagliato. Poi soprattutto le sentivo recitare e dicevo: “Ma io quella battuta la riscriverei, la direi in un altro modo!”: pensavo al copione, non  al palcoscenico. Quindi, poi, ho cambiato completamente.

Hai cominciato con Max Giusti no? Avete fatto una accoppiata per un bel po’ di anni…

Io e lui, intanto, siamo stati fidanzati sette anni. Però io facevo teatro serio e con lui ho cominciato a sperimentare quello comico, quello brillante. Soprattutto, ho capito subito che avevo voglia di scrivere gli spettacoli per lui, più che recitare con lui. Non cercavo tanto la visibilità, mi piaceva proprio scrivere spettacoli per lui.  e questo mi ha anche insegnato ad avere un registro comico, brillante, sarcastico.

Il Grande Sfracello, mi ricordo: sono venuto a vedervi quasi vent’anni fa.

 Ho scritto la parodia del Grande Fratello, senza che Il Grande Fratello avesse ancora debuttato. Sapevo che stava arrivando in Italia, avevo letto il format e mi ero detta: “Secondo me funzionerà molto. Io, nello stesso momento in cui sarà in tv, lo porterò a teatro”. Quindi lo avevo scritto in anticipo – stavo avanti! E’stato il primo vero successo, per me anche economico, perché fino a 28 anni non avevo guadagnato un euro. Incassai tipo in due mesi cinquecento milioni a Roma. Fu un incasso incredibile. Ero pure attrice. Ho guadagnato un sacco di soldi – ma ne abbiamo spesi pure tanti –, però fu la prima volta in cui capii che con la scrittura potevo, non dico solo guadagnare, ma anche essere felice, che è la cosa fondamentale!

Sto guardando le tue scarpe…

Appunto..scrivo per potermi comprare le scarpe! In realtà è il fine ultimo!

Da bambina volevi fare l’attrice?

No. Chiedevo ai miei genitori quale fosse quel mestiere in cui ti pagano per criticare…chiedevo proprio questo! Era la mia fissazione: volevo essere pagata per criticare le cose che vedevo: c’era tutto un disegno cui non potevo oppormi.

Guardiamo questa foto: il primo giorno di scuola di tuo figlio Leon: che mamma sei?

Qui c’è tutta una psicologia spiccia di quelli che mi seguono, i miei haters che dicono che io volevo la femmina e “quindi sto proiettando su di lui il mio desiderio della femmina e gli faccio crescere i capelli”. In realtà è lui che si sente rock dentro!  

Secondo te, quanto influisce sulla personalità il nome che i genitori danno ai propri figli?

Non so se abbia influito. Sicuramente a me ha creato molti problemi fino ad una certa età. Perché, comunque, ora di “Selvagge” ce ne sono, pure a Uomini e Donne purtroppo! Pure a Temptation Island. Però, quando ero ragazzina io  di “Selvagge” non ce n’erano. Quindi io, ogni volta che mi chiedevano il mio nome, mi vergognavo profondamente, anche perché i bambini mi prendevano in giro. Dicevo che mi chiamavo Silvana! Dopo aver acquistato anche un po’ di sicurezza, chiaramente il fatto di avere un nome originale, che in qualche modo mi “precedeva”, creava un sacco di aspettative. Sicuramente il fatto che il nome si sposi con la mia personalità è una gran fortuna…pensa se mi fossi chiamata Angelica.. sarebbe stata un po’ ‘na sòla!

Dimmi la verità: quanto ti diverti a polemizzare con la tua vittima di turno? (sullo schermo viene proiettata la clip di un celebre “scontro” con Alba Parietti. n.d.r.)

Certo che vedermi così a freddo mentre litigo con una con la fascetta vestita da Charleston… è veramente agghiacciante!

Quanto ti diverti in questo ruolo?

Mi è congeniale! Ovvio che mi diverta…Diciamoci la verità, è evidente che ci sono ruoli di maggiore spicco nel mondo dello spettacolo: il ruolo della conduttrice è forse più prestigioso, più ambito. Però io non sono padrona di casa: non mi sento quella che accoglie l’ospite. Io mi sento quella che rovina la festa! Certo, se poi sei al posto di Milly Carlucci, non puoi interpretare quel ruolo: devi trattare bene Alba Parietti, devi fare la padrona di casa! In tanti ambiscono a quel ruolo, io invece sono molto felice di fare il giudice perché credo che mi sia più nelle mie corde. 

Come le scegli le tue vittime?

Ma guarda…tutti pensano che ci sia qualcosa di preordinato.. in realtà li scelgo tra quelli da far scendere dal trono: mi piace l’idea della lesa maestà. So che ci sono alcune persone che non accettano con la sufficiente ironia la critica e quindi io mi diverto a farle scendere dal trono no? È chiaro che è un esercizio di stile e anche divertente. Però non parto da casa con l’idea di colpirne uno precisamente: nasce tutto dall’improvvisazione. Alla fine, l’anno scorso non mi sono più divertita proprio perché, ad un certo punto,  capivo che l’altra parte partiva da casa con l’intenzione di… Se non è più una cosa improvvisata, istintiva, ma fatta per finire sulla gallery del corriere.it, allora non mi piace!

La tua popolarità nasce dal 2002, grazie al tuo blog “Stanza Selvaggia”, che ti ha portato a diventare opinionista e presentare programmi radiofonici e televisivi. Cosa pensi oggi del fenomeno blogger influencer?  Si parla molto degli influencer come se fossero delle divinità.

Quando ho iniziato io non c’era minimamente la percezione di quello che potesse accadere. Non avevo idea delle potenzialità del mezzo, quindi non ho mai iniziato a scrivere su un blog dicendo “diventerò famosa, diventerò opinionista, diventerò scrittrice”. Io ho iniziato a scrivere sul web solo perché era l’unico luogo in cui potevo scrivere e in cui avevo pure una platea, un insieme di lettori. Non dovevo andare a bussare ad una casa editrice, ma potevo scrivere liberamente. C’era una certa genuinità in questo senso. Quello che poi è successo è qualcosa che mi è scoppiato tra le mani e che non avevo previsto, tant’è che sono stata la prima, forse con la Ferragni in un altro settore, ad avere successo tramite un blog, tramite insomma delle pagine web. Oggi è evidente che tutti i ragazzini hanno un approccio molto più strategico con il web, sanno perfettamente che può essere la chiave di svolta, non dico nella loro vita ma nella loro carriera. Quindi, sicuramente, c’è un approccio molto meno genuino. Quando mi dicono: “eh le tue strategie”… ma quali strategie? Io ho iniziato solo perché mi piaceva scrivere e perché un mio carissimo amico mi regalò, il giorno del mio compleanno, il blog.

Sul tuo profilo Twitter c’è scritto: “molti scheletri nell’armadio, piegati bene

E’ per darmi un alone di mistero che in realtà non c’è! Non ho tutti questi grandissimi scheletri nell’armadio, sono una abbastanza manifesta. Infatti, mi scoccia molto essere così temuta e temibile, perché io credo di essere molto più innocua della maggior parte delle mie colleghe di cui, invece, non si sa mai niente, cioè che non hanno mai un’opinione su nulla. Perlomeno sai quello che penso io. Hai mai sentito dire, non lo so, la Marcuzzi chi vota? Chi le è simpatico? Perché devi temere me? Sai tutto quello che penso! Io temo lei.. chissà lei quanti scheletri ha nell’armadio!

Chi è secondo te la più antipatica della tv italiana? Quella che non vorresti mai vedere, cioè che preferiresti non esserci in trasmissione con lei…

Beh, la D’Urso! Penso di aver fatto una scelta di campo un po’ di anni fa! 

La televisione oggi è cambiata?

Oggi leggevo che si rifarà La Notte dei Telegatti: è anche una cosa curiosa l’idea che il web stia andando da una parte e che invece la tv rispolveri vecchi successi, però vedi che i vecchi show, quelli un po’ polverosi, funzionano tantissimo.Vedi Sanremo! 

Secondo te oggi il mondo del web va regolamentato oppure è una piazza libera dove ognuno può dire e insultare chi vuole?

C’è sicuramente un vuoto legislativo. Sono dell’idea che si debba arrivare ad un documento di identità associato agli account: puoi scrivere quello che vuoi, ma ti assumi la responsabilità di quello che scrivi.

Il problema, anche per i nostri figli, è quello del cyber bullismo, che è una piaga molto pericolosa.

Ma certo, voglio dire, io le mie cose me le so gestire, anche se poi soffro come tutti. Però sono strutturata, ho la mia corazza. Quando vedo ragazzine di quindici anni, o anche donne della mia età o più giovani, che non hanno strumenti per difendersi, provo una profonda angoscia. È anche per quello che porto avanti la lotta, non è una guerra personale contro i miei haters, è qualcosa di molto più ampio.

Ci è venuto a trovare un ragazzo che ha fatto il musicista per quindici anni, pubblicando anche due dischi. Poi ha aperto un locale etnico e non ha toccato più la chitarra. Si chiama Lorenzo Biagiarelli (N.d. R. 27 anni fidanzato di Selvaggia) e vorrebbe suonare la chitarra dopo anni…

Ma come dopo quindici anni?! Da come l’hai messa sembra che dopo che mi ha conosciuto abbia smesso di suonare del tutto!

Mi sembra che stia suonando Vinicio Capossela.

“Ovunque proteggi” era la ninna nanna di Leon. Quando doveva dormire, da piccolino, io gli mettevo sempre questa canzone di Capossela. L’ho cresciuto da sola, qui a Milano. Lorenzo è entrato nella nostra vita due anni fa. Dai due agli undici Leon è stato il mio piccolo uomo in casa.

E’ superato ormai il fatto che anche una donna oggi può avere un compagno di molti anni più giovane?

Direi di si. Le affinità elettive non dipendono dall’anagrafe, grazie a Dio!

In un post di qualche giorno fa sulla tua pagina Facebook hai ricordato la tua nomina a direttore del sito Rolling Stone e alcune battute maschiliste che molti hanno fatto su questa scelta. Secondo te siamo ancora un paese maschilista?

Il problema del maschilismo c’è eccome. Di questo mi sento un po’ colpevole: non ho sposato con troppa convinzione la campagna “molestie”, proprio perché credo che il maschilismo sia una cosa molto più subdola della mano sulla coscia. L’argomento più utilizzato era: “certo, arriva lei, è come se arrivasse Ilona Staller a dirigere il Corriere della Sera”. L’analogia era sempre con il mondo della pornostar, della pornodiva… se non è questo maschilismo dimmi tu che cos’è!

Cos’è per te la femminilità?  

Oddio, che domanda “marzulliana”! È qualcosa che ha a che fare credo con i modi, i dettagli, il savoir faire…

Hai detto: “Detesto il dolore immeritato che le donne regalano a certi uomini inutili. Siamo veramente delle sceme: lasciamo che le lacrime ci righino le guance, quando dovremmo rigargli la fiancata della macchina con una chiave inglese.”

È sempre abbastanza efficace come aforisma! I miei aforismi sono sempre abbastanza delicati…

Cosa deve fare un uomo per conquistarti?

Non c’è un manuale per conquistarmi!Secondo me è il vero problema di questa epoca è il fatto che nessuno abbia più molta voglia di investire nei sentimenti.  Prima gli investimenti sentimentali erano veri e propri investimenti di energie, corteggiare una ragazza era molto impegnativo. Oggi di uomini che hanno voglia di investire ce ne sono molto pochi. C’è questa cosa: “ho paura”. Ma paura di cosa??!

La scorsa estate è uscito edito da Rizzoli il tuo secondo romanzo Dieci piccoli infami, gli sciagurati incontri che ci rendono persone peggiori. Qual è stato l’incontro peggiore della tua vita?

Quello con un ex fidanzato,una persona che non ha protetto la grazia del mio cuore.  Non avevo mai sofferto per amore: non mi sentivo più capace di scrivere e di lavorare, non mi piacevo più e quindi invece di andare in analisi andavo dalla D’Urso!  Credevo che il massimo a cui io potessi ambire fossero le litigate con Karina Cascella!

Sei una che perdona?

Sì, direi di sì, sono proprio pochissimi i casi in cui non ho perdonato. 

Qual è stato l’errore più grosso della tua vita?

L’errore più grosso è stato quello di dedicare forse un paio di anni della mia vita al gossip. Perché poi ci si inquina sempre un po’. Quel ravanare nel torbido delle vite altrui è un errore che non mi perdono con grande facilità. Quel periodo ha coinciso anche con l’inizio di un processo, che poi ho affrontato per sette anni e dal quale sono stata assolta: non ero colpevole da un punto di vista penale, però mi sono sentita sempre un po’ colpevole dal punto di vista personale, perché era un po’ un rovistare nell’immondizia; questa è una cosa che non mi perdono. Non ho ammazzato nessuno, però!

 










 

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