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Sex on… TV

Sex on… TV

Accennato, sussurrato, celato, ostentato, il sesso è la parola magica che fa sempre drizzare le antenne degli spettatori di fronte ad un’opera di finzione. Per quanto possa essere sempre stato un tabù, l’atto fisico dell’amore è un elemento immortale che sul piccolo schermo ha costantemente occupato un posto d’onore. Sebbene l’opinione pubblica tenti di negarlo nascondendosi dietro a un dito, la rappresentazione del sesso esprime uno dei punti maggiori del voyeurismo dello spettatore, ossia quel bisogno di “sbirciare dal buco della serratura”, uno dei vizi che rende gli umani per l’appunto tali, e la sessualità sullo schermo non può che essere la dimostrazione massima del conflitto interiore che ci spinge a guardare anche se non dovremmo.

La televisione, in quanto media profondamente diffuso e accessibile, ha dovuto sottostare a un particolare “codice d’onore” per salvaguardare la purezza del palinsesto, ma tale restrizione ha fatto sì che si imparasse a sviare il problema in maniera sempre più fantasiosa e spesso interessante. Dall’abnegazione degli anni ’60 alle provocazioni degli anni ’80, il mondo della televisione ha giocato in mille maniere diverse con il concetto di sessualità, fino ad arrivare ai rampanti anni ’90 dove il pronunciare la parola “sesso” iniziava a scatenare molte meno isterie di massa. In verità tutta la produzione legata alle soap opera ha perennemente speculato sul sesso, sfruttando mille dissolvenze e chiacchiericcio tra le lenzuola post-fattaccio, ma dato che il livello delle soap eguaglia quello dei romanzi Harmony, con le serie TV la questione risulta un po’ più complessa.

La spregiudicatezza degli anni Novanta

Nell’ultimo decennio del ventesimo secolo la produzione di serie televisive cominciò a investire in maniera piuttosto differente sul materiale artistico per il piccolo schermo, iniziando anche ad osare un po’ di più. Con teen drama come Beverly Hills 90210 furono introdotte tematiche piuttosto serie nel mondo degli adolescenti, tra cui il concetto di sessualità, anche con una messa in scena un po’ filtrata ma a cui viene fornito un giusto peso al contesto. Sugli stessi binari viaggia Dawson’s Creek, nel quale degli adolescenti parlano esplicitamente di sesso fin dalla puntata pilota.

In verità, la maniera di trattare un elemento pesante è sempre quella di sfruttare la leggerezza: nel caso di Friends, l’umorismo si è rivelato uno dei metodi migliori per giocare con il sesso. Ricordiamo come Monica fornisse delle dritte a Chandler nell’arte amatoria, facendogli letteralmente un disegnino. Parlando invece di messa in scena vera e propria, lo sfruttamento del fuori campo ha fatto sì che si spendesse una sequenza di sesso rendendo il tutto poco volgare e soprattutto esilarante, come quando Monica e Rachel sentono Phoebe con l’inquilino del piano di sopra o quando Ross becca Monica e Chandler dalla finestra del suo nuovo appartamento, dove non si vede né si sente nulla tranne il viso sbigottito e le urla di Ross.

Una simile giocosità la troviamo anche in Ally McBeal: indimenticabile è la fantasia di Ally della “tazza di caffè”, dove lei amoreggia in un enorme cappuccino – espediente comico che spiana direttamente la strada a Scrubs.

La svolta del nuovo millennio

Ma la serie che sa mettere il sesso al primo posto è, e rimane, il cult pop che ha navigato a vele spiegate verso gli anni 2000: Sex and the City. Una delle serie simbolo di HBO, casa che ha reso il sesso un marchio di fabbrica per molti suoi lavori. Il gruppo di amiche più famoso di New York ha trascinato sul piccolo schermo una visione frizzante e allegra della sessualità, ma anche molto più esplicita e spregiudicata. Sex and the City, inoltre, è stato in grado di abbattere più di una barriera del pregiudizio per quanto riguarda l’universo sessuale femminile. Da oggetto del desiderio, la donna inizia ad affermare finalmente una propria indipendenza, e vive il sesso come piacere individuale e non solo come obbligo sociale. La favoletta della donna santarellina è morta e sepolta.
Seguendo i binari di questi pionieri della TV, il sesso ricopre sempre più spesso un ruolo cardine in determinate sit-com: Will Grace gioca con quello omosessuale, anche se mai esplicitato sulla scena.

Rimanendo in ambito di protagoniste femminili, in New Girl troviamo intere puntate che trattano l’argomento, come nell’episodio in cui tutti i protagonisti raccontano la propria prima volta. Restando in tema, The Big Bang Theory è forse una delle epopee sull’emancipazione sessuale più inaspettate degli ultimi tempi: può sembrare sciocco, ma la difficoltà degli “sfigati” di fronte al sesso è un argomento piuttosto controverso e che fin troppo spesso è stato trattato in maniera denigratoria verso i poveri nerd, mentre qui non sono più spalle ma protagonisti, i quali man mano imparano a uscire da una pubertà un po’ troppo prolissa.

La carne è carne, soprattutto oggi

 

Ritorniamo a HBO: ormai sappiamo bene essere un’emittente famosa per produzioni che non hanno paura di mostrare, e quando le adolescenti sognavano con Twilight, True Blood spingeva su una visione vampiresca molto più hot, anche con atti di erotismo considerati tabù. Le scene di sesso esplicito sono state pure la leva che ha stuzzicato una certa curiosità per la serie fantasy Game of Thrones e che ha fornito alla HBO una vera e propria miniera d’oro, oltre l’aver creato un brand cha sa far parlare di sé come pochi fino ad ora. Dopo il fenomeno GoT, serie come Spartacus, I Borgia o Vikings hanno impostato un canone in cui i prodotti televisivi di stampo storico potessero osare con il sesso esplicito, limitando velature e mostrando particolari scene nella loro interezza e, in certi casi, nella loro crudezza.

Inutile affermare che la carnalità resti una leva in grado di attirare il pubblico, un po’ come dire: “Vai per il nudo, resti per la storia”, e Game of Thrones, sotto questo punto di vista, non può che dettare legge: basta un confronto tra la prima e la settima stagione. Se avete voglia di fare un gioco, potete provare a fare una media delle scene di sesso o anche solo delle scene di nudo tra le varie stagioni, e noterete come quelle vietate ai minori siano di un numero drasticamente inferiore col progredire degli episodi e del successo dello show – neanche a dirlo – anche se il livello di crudezza e di contenuti espliciti resta comunque invariato. È risaputo che l’utilizzo di sequenze scioccanti sia una delle manovre più semplici per raggiungere la notorietà, tuttavia sarebbe ingenuo credere che questo sia l’unico fine. Il sesso esplicito, intellettualmente parlando, sa essere anche un espediente, diretto e talvolta aggressivo, per fare in modo che un determinato brand venga preso sul serio. Di fatto, il mostrare atti sessuali palesi aiuta a chiarire fin da subito che le vicende non riguardano affatto un pubblico troppo giovane, sdoganando anche un genere che viene per consuetudine attribuito a un pubblico adolescenziale come quello fantasy, Game of Thrones docet.

Il sesso è per tutti

Questo realismo nudo e crudo si rivela quindi estremamente efficace per definire la maturità di certe narrazioni, aiutando anche a veicolare specifiche prese di coscienza sui temi sociali. Ciò accade in serie che hanno fatto del realismo il loro pane quotidiano, come Orange is the New Black, in grado di far aprire gli occhi di fronte a numerose realtà sociali, prima fra tutte l’omosessualità femminile, argomento trattato tutt’ora decisamente poco e male.

A proposito di amore lesbico, è giusto menzionare The L Word, che già nel 2004, durante l’amministrazione Bush, si addentra nell’universo LGBT+, andando a toccare situazioni che ancora oggi sono tabù quali la bi-sessualità, la transfobia, l’ipersessualità delle lesbiche e tanti altri stereotipi legati alla sessualità e l’identità sessuale. Inutile dire che il sesso orale praticato alle donne viene tutt’ora censurato molto più di una scena di stupro, ecco perché è importante che show simili esistano per far sì che una realtà della pura natura umana non venga più considerata uno scandalo, soprattutto in un mondo in cui le scene hot sono ormai una consuetudine nel grande e piccolo schermo.

Negli ultimi dieci anni non si può negare che il mondo delle serie televisive abbia intrapreso un percorso sempre più dedito al realismo, talvolta peccando di poca eleganza ma riscontrando un impatto sul pubblico che non passa mai inosservato. Va altresì detto che tanto clamore sia spesso un misero tentativo di fare scalpore ma, come ogni momento di transizione, dopo il boom scandalistico iniziale, possiamo notare quanta libertà di espressione sia ora presente sul piccolo schermo, il che non comporta necessariamente un abuso di scene spinte, bensì una maggiore libertà espressiva inerente al contesto, tanto quanto accade nel cinema.
Ciò vuol dire che, tra una gag sexy e un incesto su schermo, le serie TV stanno lentamente imparando a capire il dosaggio dello scandalo, sfruttando la valenza artistica di esso. Cosa che non potrà che giovare alle future produzioni televisive.

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