venerdì , luglio 19 2019
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TU LO CONOSCI L'AMORE?

TU LO CONOSCI L’AMORE?

Quanti sbagli servono per fare la cosa giusta? Quante lacrime devono essere versate per capire che siamo giunte al capolinea? Quante sbornie, quanti messaggi, quanti appostamenti sono necessari per farci comprendere che dobbiamo fermarci? Parlare d’amore si può, ma solo se l’amore ce l’hai dentro, e solo da una parte non basta, deve stare in due contenitori umani, altrimenti non vale. Come facciamo a sapere quando l’amore è amore? Quanti battiti cardiaci dobbiamo contare al minuto? C’è un libretto d’istruzioni, un dizionario (magari dei sinonimi e dei contrari) che ci possa essere d’ausilio? Non credo, e anche quando, non lo useremmo, perché non facciamo mai lo stesso errore, ogni volta ci mettiamo più sentimento, e quindi non possono esserci parametri organizzativi standard, dobbiamo essere bravi noi a capire. E come lo capiamo? Quando lo riconosciamo l’amore? Quello Vero. Quello che affanna e suscita, che atterra e che consola? Quello che ci toglie la fame, il sonno e il senno? Quello vero, bello, e pure strano, che insegna ma non si fa imparare. Sicuramente ci confondiamo, lo confondiamo, troppo spesso e troppo facilmente … un po’ come accade per le lucciole e le lanterne, per i calessi, per gli specchi tridimensionali. Crediamo di aver trovato l’uomo o la donna giusta, crediamo di provare quello che fino a quel momento non avevamo mai provato (falso come una banconota da tre euro, lo abbiamo provato tutti, semplicemente siamo scappati via, per paura, perché era troppo o troppo poco, perché c’era il lavoro, perché c’era un altro, perché si viveva in città diverse, perché eravamo superficiali o troppo pieni di noi,  è cosa ben diversa!!!) crediamo di stare bene come con nessun altro, ma dopo poco così non è più. Ci eravamo sbagliati, credevamo che, avevamo pensato che, (stultum est dicere putabam) e ci ritroviamo a girare in macchina in piena notte, fino all’autogrill di Sala Consilina a farci domande cui abbiamo paura di dare risposta. Allora organizziamoci. E’ vero che dentro gli oggetti vivono storie e voci che ci raccontano, ma noi non siamo le cose, noi non siamo oggetti, quindi meno telefoni e più occhi, sennò già partiamo in svantaggio. Quanto siamo ridicoli quando fingiamo di ignorarci, di non mancarci, di avere vite piene di tutto e vuote di ogni cosa importante, quando ci teniamo impegnati pur di non pensare, di non fermarci un attimo e di prenderci quell’amore che ci manca. E continuiamo a sbagliare! A volte ti ci ritrovi dentro anche se ti eri promesso che a te no, a te non sarebbe mai potuto accadere. Quanto è facile parlare … troppo comodo dare consigli, il distacco, come la certezza sono i lussi di chi non è coinvolto, di chi fa degli stereotipi i suoi pensieri, ci sono cose, sensazioni, che il mondo non capirà, che devi tenere per te, che devi risolvere da sola, mostrandoti serena, anche quando fuori piove, perché non puoi essere felice ed essere la più forte … nella vita tocca scegliere. Non ci sono indicazioni stradali, né deviazioni, la strada la devi trovare tu. E questo amore appare sempre più lontano e sempre più sconosciuto. E con due belle fette di prosciutto sugli occhi proseguiamo a tentoni: e si finisce che si ama un uomo impegnato, impegnativo, sbagliato, uno con cui niente vacanze insieme, niente passeggiate insieme, nessuna condivisione con le persone. Ti mancheranno le mattine di Natale, le colazioni a letto, le domeniche in campagna o al mare. Non ti mancherà il sesso, ma il tempo, ché quello passerà e lascerà il segno sul tuo viso, sulle tue mani e sui tuoi capelli… per non parlare di come devasterà il tuo cuore, o uno con cui niente leggerezza né risate né autoironia, troppo poco serio per la sua troppa serietà, o uno che svilisce, che non sa amare se non di un amore malato, e le sue mani non regalano carezze … I mezzi amori lasciamoli  alle mezze persone, ai mediocri, noi abbiamo bisogno di qualcuno che ci sbatta contro un muro, ci baci e ci dica che siamo tutto ciò che desidera, ché l’amore, non è  bianco, immacolato, noioso, monotono, prevedibile. L’amore è indecente. Non chiede, pretende e prende. Quindi niente cuoricini, angioletti e tinte pastello. L’amore è rosso: rosso come le labbra disfatte dai baci. L’amore stringe, stringe forte, non può sfiorare. L’amore è una cosa “maschia” ha la barba sfatta si sente sulla pelle, quella barba non fatta per la fretta di esserci. L’amore segna e marchia. E intanto noi continuiamo a cercare l’amore tra misteri e leggende (manco fosse il Santo Graal!!!) con la consapevolezza che ciò che sai amare rimane, rimane sempre. Ma allora perché è così difficile trovarlo? Perché stai bene quando non hai bisogno più di scuse. (né di dirle, né di ascoltarle). Perché certe ferite ancora non si sono cicatrizzate, (che poi la ferita è il punto sensibile in cui riconosci l’errore che non devi ripetere, ogni ferita è diversa e ognuno ha la sua). Perché certe persone hanno un altro tempo. Ma non posso credere che non vedremo più baci interrotti solo per ridere, che non li troveremo più un paio di occhi da cui ricominciare. Facciamoci  sconvolgere, non sapremo mai sennò se ci siamo realmente trovati, ché tanto non esiste l’uomo giusto (illi chissi su !!!) e noi siamo fatte male, ragioniamo col cuore, e la nostra sessualità si annovera tra i principali misteri dell’umanità, una via di mezzo tra l’esistenza del mostro di Loch Ness e le profezie di Nostradamus (peggio dell’amore!) quindi??? Quindi non smettiamo di cercare, e soprattutto, non scappiamo, ché d’amore non si muore, beviamolo insieme quel Negroni, sorridiamo di una complicità che ci alleggerisce la giornata, di un pensiero bello, di un “ti desidero” detto con gli occhi (e quelli ti fregano sempre, non sbagliano mai, ché lì non c’è grammatica e tutto è giusto e perfetto) di una mano che ti sfiora e che cerca la tua, senza troppe fisime o parole, ché tanto, più ti amerà, meno saprà dirtelo, e poi … l’amore non si dice,  l’amore si fa.

Emmegì Ferraro

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