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Una bella notizia per Parma capitale italiana della Cultura 2020. E …

Non me ne vogliano le altre città concorrenti, tutte ugualmente meritevoli, ma la decisione di attribuire a Parma il ruolo di capitale italiana della cultura per il 2020 mi sembra più che giustificata, legittima e sacrosanta. Dopo lo splendore di Palermo capitale italiana della cultura nel 2018 e di Matera capitale europea della cultura nel 2019, due città che esaltano il Mezzogiorno e le sue straordinarie capacità e virtù, la scelta di Parma segna una sorta di continuità con un’idea della bellezza culturale assai condivisibile.

Lo affermo con estrema convinzione, perché da sempre ho con Parma, e con l’Emilia, un sentimento di profonda empatia. Parma è una delle città italiane che ha saputo sempre valorizzare la musica, il paesaggio, la civiltà rurale e quella urbana, le tradizioni enologiche e gastronomiche di altissima qualità. Dicono le cronache che Parma abbia ottenuto l’unanimità della commissione giudicatrice, anche in virtù dell’ottimo dossier e dei progetti presentati. Non v’erano dubbi, data la serietà generalmente riconosciuta ai cittadini e, diciamolo, all’amministrazione comunale, di Parma.

Tra i progetti sono rimasto particolarmente colpito dalla sensibilità mostrata verso tutte le forme dell’arte, proprio a partire dalla musica. Alcuni progetti di enorme interesse sono: l’apertura al pubblico dell’Ospedale Vecchio in Oltretorrente, la valorizzazione del Centro studi e archivio della comunicazione dell’Università di Parma, la nascita di “La città delle muse” che porterà musica e arte nelle periferie con il contributo del Conservatorio “Arrigo Boito” che avrà il compito ambizioso di sonorizzare i quartieri. Le produzioni avranno come cuore il Teatro Regio che, oltre a un’edizione speciale del Festival Verdi, avrà una stagione speciale tutta dedicata al Novecento, con l’ausilio della Fondazione Toscanini e di Fondazione Teatro Due.

Inoltre, il Lenz riporterà all’attualità il tema della memoria. Edizione alla grande anche per il Festival della creatività contemporanea Parma 360 e con una nuova galleria d’arte fotografica. Come si evince, tutte le istituzioni culturali, con al centro proprio la musica, daranno il loro straordinario contributo a eventi che si annunciano meravigliosi, e non solo per il pubblico italiano.

Brava Parma! Ora, però, detto ciò della città emiliana, vorrei lanciare un appello: perché non candidare Livorno quale capitale della cultura italiana nel 2021? Le coincidenze storiche sarebbero intanto perfette: da quell’anno, il 1421, in cui i fiorentini acquistarono il Castello di Livorno per 100.000 fiorini d’oro, cifra galattica per l’epoca, con la concessione di numerosi privilegi alla comunità livornese, poi confermati dal Granduca, al 1881 quando venne inaugurato il complesso edilizio che ospita l’Accademia Navale. E nel Novecento come non ricordare quel Congresso che diede vita nel gennaio del 1921, con Gramsci e Togliatti, alla fondazione del Partito Comunista d’Italia, e il 1951 quando l’Iri aprì i cantieri navali dell’Ansaldo?

Date importanti. Ma anche artisti livornesi di genio hanno lasciato tracce indelebili nella storia. Ne cito alcuni per brevità, anche perché la lista sarebbe piuttosto lunga. Pietro Mascagni, musicista e compositore la cui genialità è talmente riconosciuta che la Cavalleria Rusticana è l’opera più eseguita al mondo. Amedeo Modigliani, che durante la sua pur breve vita (morì a 35 anni di tubercolosi) ha lasciato una traccia straordinaria nella storia artistica del Novecento. Giovanni Fattori, uno tra i più geniali ispiratori della corrente pittorica dei Macchiaioli e pervaso da quello spirito duramente sarcastico eppure sensibile, che definisce ancora oggi una certa “livornesità”.

E, last but not least, ultimo ma non in fine, ricordo la tradizione che vuole proprio Livorno come il primo centro propulsore del Quartetto d’archi in Italia, attorno al 1767, grazie alla genialità di musicisti del valore di Boccherini, Manfredi, Nardini e Cambini (gli ultimi due erano livornesi doc). E non finisce qui. Livorno non è solo il suo passato, ma anche il suo presente, nel bene e nel male.

Intanto, la città e il suo hinterland sono la metafora di ciò che è accaduto in questo drammatico decennio di crisi economica, con le difficoltà di tante zone produttive, dal porto a Piombino, che raccontano molto dell’Italia. Ma sono anche l’emblema di come una città abbia l’ambizione di uscire dalla crisi, proprio a partire dai suoi tesori. E uno di questi è per esempio il Conservatorio non statale “Mascagni”, dal quale sono usciti fior di musicisti, noti non solo in Italia, e che svolge un ruolo dinamico nella didattica, nella formazione e nella diffusione della musica.

Come lo sono i suoi teatri, il centro storico e le mura. Come lo sono le sue tradizioni enologiche e gastronomiche, ormai note in tutto il mondo. E infine, come lo sono il suo mare, le sue coste e le spiagge, mete di decine di migliaia di turisti e di croceristi provenienti da tutte le parti del globo. Credo che Livorno abbia tutte le carte in regole per vantare non solo una candidatura come capitale italiana della Cultura del 2021, ma per realizzare quel nutrito e creativo dossier, denso di progetti, che potrà permetterle di vincere la gara l’anno prossimo. Per questa ragione, lancio l’idea di costituire al più presto un Comitato civico “Livorno 2021“, che potrebbe lavorare accanto alle istituzioni, per convincerle e spronarle, e per elaborare il nutrito dossier che ci consentirà di vincere. Livorno 2021, io ci credo.

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