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Una vita ispirata a Mozart

Una vita ispirata a Mozart

Non sarebbe dovuto nascere. E soprattutto non avrebbe dovuto avere quel cognome.

Gian Franco Corsi Zeffirelli era nato a Firenze il 12 febbraio del 1923 da Ottorino Corsi, un ricco commerciante di stoffe e da Alaide Garosi, moglie di un avvocato e modista in un prestigioso laboratorio di sartoria. Il padre, già coniugato, non poteva riconoscerlo; la madre non poteva attribuirne la paternità al marito, ormai moribondo.

La nonna materna, come avrebbe in seguito confessato al nipote, avrebbe preferito che la figlia abortisse; ma la donna, che era già alla quarta gravidanza, contro il consiglio di tutti preferì affrontare lo scandalo: «Morirei di rimorso, nel pensiero di aver avuto tre figli e di aver distrutto un’altra vita».

Non potendo riconoscere il figlio, in base alla legge dell’epoca, né col cognome suo né con quello del vero padre, decise di registrarlo all’anagrafe almeno con un cognome che le piacesse.

Vigeva all’epoca, all’Istituto degli Innocenti, una tradizione che risaliva ai tempi di Lorenzo il Magnifico e che ricorda quella in vigore oggi per l’anagrafe canina: ad ogni giorno corrispondeva una lettera dell’alfabeto e la madre poteva scegliere un nome di suo gradimento con quella iniziale. Quando le fu comunicato che le toccava la zeta, non si perse d’animo: appassionata di Mozart, le venne in mente un nome ispirato da un’aria dell’Idomeneo: Zeffiretti.

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