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Viaggio e Wanderlust: verso l'infinito e oltre

Viaggio e Wanderlust: verso l’infinito e oltre

“Se il nostro destino fosse stato quello di rimanere in un solo luogo, avremmo avuto le radici e non i piedi”. (R. Wolchin)

In macchina, in moto, in barca, in aereo o addirittura a piedi. Se si ha la voglia di viaggiare e di girare il mondo, allora non c’è nulla che può impedirti di farlo. Quando e come vuoi. Puoi viaggiare perché ti piace, perché vuoi esplorare o acculturarti e sapere di più su ciò che ti circonda. Si viaggia sin dall’antichità. Si viaggia anche nei libri, o grazie ai libri. Ad esempio uno dei grandi classici della cultura greca ce lo dimostra. L’Odissea di Omero, in cui l’eroe Ulisse viaggiava per mari e monti.
Viaggiare ti spinge verso nuovi orizzonti e ti apre la mente. Tutti noi siamo caratterizzati da una grande sete di conoscenza. Noi vogliamo scoprire cose nuove e sperimentare. Ma perché? Partiamo dal presupposto che viaggiare, come tutti sanno, ci rende felici. Alcuni scienziati hanno osservato che, sin dal momento in cui si pianifica un viaggio fino al ritorno nella propria terra, i nostri ormoni della felicità aumentano. Quando si viaggia il nostro corpo rilascia una scarica di endorfine (sostanze chimiche prodotte dal cervello dotate di una potente attività analgesica ed eccitante) e si innalzano i livelli di serotonina (presente nelle piastrine, nel plasma e nel sistema nervoso centrale, dotata di azione stimolante sulla muscolatura liscia e di azione antiemorragica, è mediatore chimico degli impulsi nervosi) e dopamina (molecola organica che nell’encefalo ha l’importante ruolo di neurotrasmettitore).
A questo punto sorge un’altra domanda: perché accade tutto ciò al nostro corpo proprio quando viaggiamo?
Quando si viaggia ci si ritrova in una situazione di completo relax. Lo stress diminuisce, quasi sparisce. Le preoccupazioni della vita quotidiana sono le ultime cose a cui pensi mentre prendi il sole su una spiaggia d’estate o mentre ti prendi una cioccolata calda davanti al camino, in montagna, d’inverno. Sale il senso di libertà e appagamento. La voglia di conoscere e assaporare ogni posto che si visita stimola la curiosità. Si aprono orizzonti verso “l’ignoto” e lo sconosciuto.

Ulisse e le sirene. Mosaico romano del secolo II d.C.

Si rilassano corpo e mente. Non si può proprio fare a meno di un bel viaggio in un posto su cui si è sempre fantasticato. Chi non vorrebbe andare in giro per New York? Chi non si vorrebbe rilassare su una bella spiaggia delle Hawaii? Chi non si farebbe un giro su una gondola a Venezia?
Chi si perderebbe l’occasione di entrare nel Colosseo, con tutta la forza e tutto il valore che caratterizzavano un gladiatore ai tempi dell’Impero romano?
Quando però si esagera, si vuole sempre viaggiare e non si vuole mai stare fermi o stabili nella propria casa, allora si parla di una vera e propria ossessione. La sindrome di Wanderlust, dal tedesco “desiderio di vagabondare”, ossia la malattia del viaggiatore, descrive perfettamente ciò che è stato descritto brevemente in precedenza.
Non si tratta di una vera e propria malattia, ma di un’ossessione. A livelli estremi potrebbe però diventare patologica o lo sfogo di frustrazioni. In alcuni casi può essere genetico, viene infatti da un gene, il gene DRD4-7R o recettore della dopamina D4. Il 20% della popolazione mondiale ne è “affetta”. Il viaggio non è più un vizio o un semplice desiderio. Diventa un bisogno primario, un ingestibile bisogno primario. La maggior parte delle persone che ne soffrono si eccitano anche solo al sentir parlare dell’argomento. Sono alla ricerca costante di offerte su voli o hotel. Vogliono sempre visitare nuovi posti, finché non li avranno visitati tutti, per poi ricominciare da capo.
È ovvio che viaggiare sia bello e ci piaccia, senza esagerare.
Ma è stato proprio questo amore quasi incontrollabile a portarci a scoprire il mondo e tutto ciò che un tempo nascondeva.

Insomma, verso l’infinito e oltre!

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