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Volonturismo nell'eden. L'altra faccia della Giamaica - Repubblica.it

Volonturismo nell’eden. L’altra faccia della Giamaica – Repubblica.it

Sorridono Jaheem, Devarri, Antwan, e i sorrisi di questi bambini sono contagiosi. Hanno appena ricevuto pennarelli, matite colorate e libri di fiabe e nella scuola elementare di Ocho Rios, lungo la costa settentrionale della Giamaica, c’è aria di festa. C’è chi non si accontenta e chiede di poter avere in regalo pure un braccialetto, chi vorrebbe portarsi a casa i colori, altri che vorrebbero giocare con i cellulari, ma tutti, belli e composti nelle loro divise verde o blu, hanno sguardi carichi di gioia. È il giorno della Reading Road Trip in cui un gruppo di viaggiatori partecipa alle loro attività didattiche al motto di “Pack for a purpose”, letteralmente “prepara un pacco per uno scopo”.

È un invito per una nuova formula di viaggio, il Volonturismo (una fusione tra “volontariato” e “turismo”), che promuove l`azione sociale dei viaggiatori sulle comunità dei posti che visitano. Fare del bene mentre si è in vacanza nei resort, prendendo parte ai progetti in prima persona. Un trend che si sta diffondendo sempre di più in molti Paesi. Tra questi appunto c’è la Giamaica. A volerlo è la Sandals Foundation che ha amplificato il già esistente impegno del Gruppo giamaicano Sandals Resorts International, una delle più grandi catene alberghiere nei Caraibi (con strutture sulle più belle spiagge di Giamaica, Antigua, Barbados, TurksCaicos, Grenada, St Lucia, Bahamas), nel preservare la destinazione-Caraibi e nel favorire lo sviluppo delle comunità locali sul fronte istruzione e ambiente. Così scegliendo di stare in un resort Sandals si aiuta già la Fondazione nella sua missione: rendere queste zone sempre più attrattive al di là delle spiagge bianche (in modo che il turismo rimanga pilastro dell’economia e generi posti di lavoro) e migliorare la vita e il futuro delle comunità.

Attività di volonturismo in Giamaica

S’innesta un circolo virtuoso volto ad abbattere le barriere tra locali e stranieri. I bambini questo l’hanno capito e accolgono i partecipanti con entusiasmo e gratitudine. Si stringono in un abbraccio, prendono le persone per mano e si mostrano attentissimi per la lezione. Per una mattina, infatti, i “volonturisti” si trasformano in speciali insegnanti, ciascuno con un gruppetto di scolari, e insieme si fanno gli esercizi, si colora, si leggono favole sotto lo sguardo vigile delle maestre (per partecipare il costo è di 25 dollari a persona, devoluti alla fondazione, oltre a portare un po’ di materiale didattico da lasciare all’istituto, tra i quali libri di narrativa per stimolare nei piccoli l’amore per la lettura. Tutto viene fatto insieme al tour operator Island Routes). Attualmente sono 12 le tonnellate di materiale scolastico fornito, anche grazie agli 11.479 ospiti dei resort Sandals resort Sandals (per coppie) e Beaches (per famiglie) che hanno partecipato. Al pomeriggio si può visitare il villaggio di Ocho Rios il cui nome dallo spagnolo significa “otto fiumi”. Confusionario con i suoi 10 mila abitanti e un traffico (si guida tenendo la sinistra, in quanto la Giamaica era colonia britannica e lo è stata fino al 1962) che sembra una città italiana nell’ora di punta e ruota attorno alla piazzetta centrale e alla torre dell’orologio azzurro cielo.

Tra gli abitanti illustri c’è Ian Fleming che, negli anni Quaranta, costruì la sua casa affacciata sulla Oracabessa Bay e vi scrisse i romanzi della saga di 007, la spia più famosa del mondo. Un giro al Craft Park vi fa entrare a contatto diretto con la gente. I piccoli gesti quotidiani dei venditori ambulanti sembrano riti sconosciuti di dei senza nome. In attesa dei clienti, c’è chi gioca a domino, chi dorme, chi dipinge su tela, chi sta appollaiato su un trespolo vicino alla sua bancarella e mostra la sua mercanzia, soprattutto souvenir in legno che ritraggono Bob Marley, il mito, l’uomo che ha contribuito a far conoscere la Giamaica e la musica reggae nel mondo. Poco distante si trovano le cascate di Dunn’s River Falls, una delle più famose attrazioni (ingresso 20 dollari). Alte 55 metri e lunghe 180 metri, hanno più balzi in mezzo a una lussureggiante vegetazione e si possono risalire con una guida (e in gruppo) o semplicemente ammirare il gorgheggiare delle acque con una passeggiata che costeggia il percorso, inebriati dal profumo del gingerlily. D’obbligo scattare una foto dove è stato ambientato parte del set del primo film di James Bond intitolato “Dr. No” (1962).

Uno dei Sandals Resorts

Restando a contatto con la natura si possono provare altre esperienze green di volonturismo, sempre proposte da Sandals Foundation in parntership con Island Routes: Lionfish Dive e Turtle Watching Tour. La prima è un’immersione alla caccia del Lionfish, una specie invasiva che mette a rischio la fauna marina perché non ha predatori e riesce a mangiare fino a 30 volte la capienza del suo stomaco. La seconda, invece, è un’esperienza stagionale, che si può fare a partire da 2 mesi dopo che le tartarughe hanno depositato le uova sulle spiagge. Insieme a degli esperti biologi gli ospiti possono aiutare le baby-tartarughe a raggiungere il mare (già 66.604 le tartarughe messe al sicuro). O ancora, i turisti per rendersi utili – magari dopo una giornata trascorsa a prendere il sole o a fare tuffi in acque cristalline – possono partecipare insieme agli autoctoni alla pulizia delle spiagge. Sandals Foundation ha già raccolto oltre 14 tonnellate di immondizia. In poche ore si mettono da parte decine e decine di sacchi di vetro, plastica, carta. Il vento è forte, agita i pensieri, ma l’obiettivo è nobile e insieme ci si diverte anche. Per ottobre è previsto uno speciale pacchetto al Sandals Ochi Beach e al Beaches Ocho Rios con la proposta di viaggio B.E.A.C.H. with a purpose, insieme a Sandals Foundation. Inclusi nel soggiorno ci saranno queste attività, oltre alla visita al Santuario Marino di Ocho Rios.

Da Sandals Ochi Beach Resort s’intraprende poi un percorso nelle strade immerse nella rainy forest (foresta pluviale). L’unico obiettivo è non porsi limiti di tempo. Le strade sono dissestate e per spostarsi ci vuole pazienza, ma diventa un’occasione per guardare fuori dai finestrini e godere di quel che c’è intorno. Gli operai al lavoro salutano sempre così come le donne mentre spazzano le foglie davanti casa. S’incontrano numerose chiese dalle tonalità pastello di tutte le religioni: ci sono il 90% di cristiani – divisi tra cattolici, presbiteriani, protestati, evangelici – e il 10% suddiviso tra ebrei, rastafariani, musulmani ma ciò che colpisce di più è il verde in ogni sfumatura. La vegetazione è abbondante con addirittura 550 specie diverse di felci e non mancano gli orti per il sostentamento giornaliero (banane, cocco, patate, canna da zucchero). E si può entrare a contatto con la Village Academy che è un mondo a sé e un altro dei progetti sostenuti dalla Sandals Foundation e altri partners.

Ci sono ragazzi dai 16 ai 18 anni che studiano per ottenere certificati riconosciuti dagli enti governativi e poi mettono in pratica quello che imparano nei campi (il 50% dell’economia del Paese è dato dall’agricoltura) o accudendo gli animali. Kalicia, 18 anni, che sogna di diventare medico e di venire in Italia per scoprire tutto il BelPaese, è una delle iscritte. «Una domenica ero in chiesa e ho trovato per terra un depliant promozionale. Ho chiamato, fatto il colloquio attitudinale e sono stata presa. All’inizio è stato difficile perché vivendo a Kingston la capitale  non avevo mai avuto a che fare con maiali, galline e coltivazioni, poi mi sono inserita bene e oggi sono felice di essere qui». E quando le si chiede “dove sareste se non foste alla village academy”, risponde: «staremmo perdendo il nostro tempo davanti alla TV, in giro per quartieri pericolosi, potremmo essere finiti nei guai». L’academy invece – oltre ad aprire loro la strada per una carriera e il conseguimento di un titolo universitario – permette di socializzare tra coetanei e di scoprire la propria nazione attraverso gite organizzate (per esempio la visita al museo di Bob Marley a Kingston). Del resto lo slogan non è “make up your mind” ma “change your mind”: non ci vuole un cambiamento apparente ma un cambiamento radicale nel modo di porsi e di immaginare il proprio futuro. E sempre con un pizzico di ottimismo, perché come dicono da queste parti “l’unico problema che abbiamo in Giamaica è non avere problemi”.

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